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	<title>Torino2019.eu</title>
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	<description>Sosteniamo la candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2019</description>
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		<title>GIORNATA DELL’ EUROPA 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 10:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lala</dc:creator>
				<category><![CDATA[info generali]]></category>

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		<description><![CDATA[Alpina e Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019 GIORNATA DELL’ EUROPA 2012 Rilanciamo l’ Italia e l’Europa con la cultura MERCOLEDI’ 9 MAGGIO CIRCOLO DEI LETTORI VIA BOGINO n.9, Torino Ore 9,25 -12,30; 14,00-18,30 sito http://www.torino2019.eu; AICCRE -  Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d&#8217;Europa; Associazione Culturale Diàlexis; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p align="center"><strong>Alpina e Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019</strong></p>
<h1 align="center"><span style="color: #ff0000"><strong>GIORNATA DELL’ EUROPA 2012</strong></span></h1>
<h1 align="center"><span style="color: #ff0000"><strong>Rilanciamo l’ Italia e l’Europa con la cultura</strong></span></h1>
<p align="center"><a href="http://www.torino2019.eu/blog/giornata-dell-europa-2012/attachment/1/" rel="attachment wp-att-702"><img class="aligncenter  wp-image-702" src="http://www.torino2019.eu/wp-content/uploads/2012/05/1-400x249.jpg" alt="" width="441" height="274" /></a></p>
<h2 align="center"><strong>MERCOLEDI’ 9 MAGGIO</strong></h2>
<h2 align="center"><strong>CIRCOLO DEI LETTORI</strong></h2>
<h2 align="center"><strong>VIA BOGINO n.9,</strong></h2>
<h2 align="center"><strong>Torino</strong></h2>
<h2 align="center"><strong>Ore 9,25 -12,30; 14,00-18,30</strong></h2>
<h4><span style="color: #0000ff">sito <span style="text-decoration: underline"><a title="blocked::http://www.torino2019.eu/" href="../"><span style="color: #0000ff;text-decoration: underline">http://www.torino2019.eu</span></a>;</span> AICCRE -  <em>Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d&#8217;Europa</em>; Associazione Culturale Diàlexis; Centro Studi Gobetti; Gioventù Federalista Europea; Alpina Srl; Movimento Federalista Europeo; Poesia Attiva; Forum Italo Marocchino per le Relazioni Bilaterali; Premio Pertinace; Centro Einstein di Studi Internazionali; Edizioni Genesi; Movimento Cristiano Lavoratori; Terrainvague &#8211; Culture du Monde en Français -; Il Laboratorio Associazione Culturale; Centro Culturale Italo-Arabo Dar al-Hikma; La Terza Isola Associazione Culturale; IPALMO Nord-Ovest; Associazione Laica di Etica Sanitaria; Istituto “Paralleli”; associazioni culturali Immagine per il Piemonte, Art&amp;lirica, IPSEG, Flacara, Puzzle-Richiami Fluidi, Concretezza Sociale, Valle Sacra e Tesoriera.</span></h4>
<p align="center"><strong> </strong></p>
</div>
<p>Nel contesto della crisi economica mondiale, due parole-chiave stanno emergendo con sempre maggiore insistenza: <strong>“Cultura”</strong> e <strong>“Europa</strong>”.</p>
<p>Con la cultura, si tenta, giustamente, di ovviare, almeno, agli effetti più macroscopici della crisi: l’incapacità della politica di gestire i processi economici; la perdita di posti di lavoro qualificati, ecc…L’Europa  viene percepita, a sua volta, impropriamente, a nostro avviso, come quella divinità crudele e imperscrutabile a cui occorre continuamente sacrificare benessere e tradizioni, pur di essere aiutati a sopravvivere in un mondo sempre più difficile.</p>
<p>E’ raro che i due concetti di cui sopra vengano posti in relazione fra di loro, immaginandosi, per esempio -come, invece, secondo noi, è semplicemente ragionevole pensare- , che la cultura ci aiuti a comprendere l’ Europa, e che l’ Europa ci permetta, a sua volta,  di salvare, rafforzare e diffondere le nostre culture.</p>
<p>Il 9 Maggio, tutte le grandi città d’Europa, specie quelle di cultura, colgono l’ occasione della ricorrenza della Festa dell’ Europa per compiere un siffatto esercizio di riflessione. Dopo i tanti convegni dedicati a “Salvare la cultura in Italia” e a  “Salvare la cultura nella città”,  l’idea distintiva di questo nostro convegno sarà quella di dedicare una giornata di confronto e riflessione ad esplorare  in che misura, nel progettare il rinnovamento della cultura come forma di rilancio dell’economia e della società, tutti i piani dell’ attività culturale siano, fra loro, interconnessi. Una cultura europea non potrà sopravvivere  qualora non sappia conquistarsi un ruolo  nell’ ambito di quella mondiale; a sua volta, la cultura italiana potrà  essere sviluppata e promossa efficacemente solo in stretto coordinamento con l’ Europa; infine, i singoli territori italiani, come per esempio Torino e il Nord Ovest, potranno fare, della cultura, uno strumento di promozione delle loro società solamente nella misura in cui essi sappiano inventarsi un loro modo specifico di raccontare le culture europea e italiana.</p>
<p>La giornata si colloca a ridosso della riunione del Consiglio del Ministri dell’ Unione Europea del 10 Maggio, dedicato all’istruzione, alla cultura, al turismo e allo sport, e ha, pertanto, l’ambizione di fare pervenire un messaggio forte della società civile ai vertici dell’ Unione Europea.</p>
<p>La giornata di lavoro è stata concepita per permettere il manifestarsi a tutte le voci che abbiano comunque qualcosa da dire, in modo tale da toccare, progressivamente, tutti i livelli dell’attività culturale- partendo dai più generali fino a giungere alle problematiche specifiche della nostra città e del nostro territorio, quali, in primo luogo, quella della <strong>candidatura della città a Capitale Europea della Cultura per il 2019-.</strong></p>
<p>Con l’occasione, si  parlerà anche dei due libri che la Casa Editrice Alpina ha dedicato alla cultura a Torino, e, in particolare, del più recente di questi: <strong>Torino, snodo della cultura europea.</strong></p>
<p>Crediamo che questo costituisca il migliore contributo che possiamo dare al rilancio della cultura nel nostro territorio, e anche il miglior modo per celebrare, come cittadini,  la Giornata dell’ Europa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: justify" align="center"><strong>PROGRAMMA DELLA GIORNATA</strong></h2>
<p style="text-align: justify">9,25 <strong>Registrazione dei partecipanti</strong> e saluto di<em> Antonella Parigi</em> a nome del Circolo dei Lettori, di<em> Vito Bonsignore</em> a nome del Parlamento Europeo, di <em>Mircea Grosaru</em> a nome del Parlamento della Repubblica di Romania e dell’ Associazione Roasit, e di <em>Giampiero Leo</em>, a nome del Consiglio Regionale del Piemonte.</p>
<p style="text-align: justify">9,50 Filmato di presentazione della Giornata e del comitato promotore</p>
<h3 style="text-align: justify"><strong>MATTINATA: CULTURA, EUROPA E MONDO</strong></h3>
<p style="text-align: justify">10,30 <strong>Tavola rotonda: Che cosa possono fare le politiche culturali italiana ed europea in un contesto mondiale? </strong></p>
<p style="text-align: justify">Introduce:<em>Franco Cardini</em>, dell’ Università di Firenze</p>
<p style="text-align: justify">Ne discutono:</p>
<p style="text-align: justify"><em>Ugo Perone</em>, Assessore alla Cultura della Provincia di Torino</p>
<p style="text-align: justify"><em>Walter Vergnano</em>, Sovraintendente al Teatro Regio di Torino</p>
<p style="text-align: justify">Modera: <em>Riccardo Lala</em>, editore e scrittore</p>
<p style="text-align: justify">Ore 11,30 Domande e Dibattito</p>
<p style="text-align: justify">12,00 <em>Giovanni Maria Ferraris</em> ,Presidente del Consiglio Comunale della Città di Torino, presenta il libro &#8220;Torino, snodo della cultura europea&#8221;, delle Associazioni del Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019 (Casa Editrice Alpina)</p>
<h3 style="text-align: justify"><strong>POMERIGGIO:LE CULTURE DEL NORD-OVEST IN EUROPA</strong></h3>
<p style="text-align: justify">Ore 14,00 <strong>Inizio dei lavori. </strong>Relazione introduttiva e coordinamento di <em>Mercedes Bresso</em><em>, </em>Presidente del Comitato delle Regioni dell’ unione Europea</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Come favorire un rapporto vivo e autentico fra cultura locale ed europea, fra istituzioni e cittadini?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Ore 14, 15 Discussione del manifesto: La cultura per rilanciare l&#8217;Italia e l&#8217; Europa</p>
<p style="text-align: justify">Introduce: Franco Cardini.</p>
<p style="text-align: justify">Ne discutono:</p>
<p style="text-align: justify"><em>Luca Cassiani</em>, Presidente della Commissione Cultura del Comune di Torino</p>
<p style="text-align: justify"><em>Riccardo Lala</em>, per il Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019</p>
<p style="text-align: justify"><em>Alfonso Sabatino</em>, Segretario dell&#8217; <em>Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d&#8217;Europa</em>(AICCRE)</p>
<p style="text-align: justify"><em>Bruno Labate</em>, Presidente dell’ Associazione Poesia Attiva</p>
<p style="text-align: justify"><em>Mauro Carmagnola</em>, Presidente dell&#8217; Associazione Culturale Il Laboratorio</p>
<p style="text-align: justify"><em>Marco Margrita</em>, dell&#8217; Associazione Puzzle</p>
<p style="text-align: justify">Ore 15,00 Domande e dibattito</p>
<h4 style="text-align: justify"><strong>I progetti delle Associazioni, Istituzioni, industrie culturali del Territorio</strong></h4>
<p style="text-align: justify"><em>Vanessa Carioggia</em>, della Galleria e casa d&#8217;aste Sant0Agostino, presenta la nuova rete televisiva culturale del Nord Ovest CanalArte</p>
<p style="text-align: justify"><em>Chen Ming</em>, Presidente dell’ Associazione Nuova Generazione Italo-Cinese  presenta la mostra fotografica&#8221;Sotto lo Stesso Cielo&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">Performance di musica cinese</p>
<p style="text-align: justify"><em>Donato Ladik</em>, del Premio Pertinace, presenta il libro &#8220;Energie da vendere: Appunti su tecnosfera, metabolismo urbano, crescita economica&#8221;, di Marco Casazza, Edizioni Cartman</p>
<p style="text-align: justify"><em>Vincenzo Fiorito</em>, dell&#8217; Associazione La Tesoriera, presenta il videoclip &#8220;Divagare Pensando&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Petre Cristea</em>, dell&#8217;Associazione Culturale rumena Flacara presenta La Romania ospite del Salone del Libro</p>
<p style="text-align: justify">Asociaţia Italienilor din România (Associazione degli Italiani di Romania) &#8211; RO-AS.IT, Presentazione del trailer del film “Dromul Italienilor” (“La Strada degli Italiani”)</p>
<p style="text-align: justify">Gruppo artistico &#8221;I Rabdomanti&#8221; di Milano: performance di poesia di<em> Maria Cascone</em>, dall&#8217; opera &#8220;Lemanialtrove&#8221; di <em>Antonio Carafa</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’Euroregione Alpi-Mediterraneo: cultura, paesaggio, identità</strong></p>
<p style="text-align: justify">Ore 15,40 <em>Dominique Escribe</em>, storico,conservatore aggiunto del Musée d’Art et Histoire de Nice (Masséna) presenta il Projet Intégré Eurorégion dell&#8217;Associazione Diàlexis</p>
<p style="text-align: justify">Ore 15,50 <em>Marcello Croce</em><em>,</em> docente e scrittore: le culture del Nord Ovest e delle Alpi Occidentali</p>
<p style="text-align: justify">Ore 16,00 <em>Roberta Ottaviani</em>, di Poesia Attiva:Recital di poesia celtica</p>
<p style="text-align: justify">Ore 16,10  <em>Bruno Quaranta</em> ,giornalista: Presentazione del libro &#8220;Diario del Gran Paradiso&#8221;, di <em>Anacleto Verrecchia</em>, Edizioni Fogola</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<h4 style="text-align: justify"><strong>La cultura d&#8217;impresa per rilanciare il territorio</strong></h4>
<p style="text-align: justify">Ore 16,40 <em>Antonio</em><em> </em><em>Accettura</em>, Testimonianza del Gruppo torinese Avio sull&#8217;esperienza del nuovo lanciatore italiano ed europeo Vega , esempio di sinergie Torino-Italia-Europa  e pubblico-privato-Università.</p>
<p style="text-align: justify">Ore 17,10 Tavola rotonda: Come Sfruttare la cultura d’impresa per la crescita del territorio?</p>
<p style="text-align: justify">Ne discutono con:</p>
<p style="text-align: justify"><em>Vittorio Marchis</em>,docente di storia della tecnica del Politecnico di Torino</p>
<p style="text-align: justify"><em>Francesca Bisaro</em>, dell’ Associazione Italiana Giuristi d’Impresa, legale   di  Asja Ambiente Italia SpA</p>
<p style="text-align: justify"><em>Guido Jacobacci</em>, Presidente di Jacobacci &amp; Partners</p>
<p style="text-align: justify">18,00 Domande e dibattito</p>
<p style="text-align: justify">Ore 18,30 Chiusura dei lavori</p>
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		<title>MANIFESTO</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 10:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lala</dc:creator>
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		<category><![CDATA[capitale europea cultura 2019]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019 MANIFESTO “LA CULTURA PER RILANCIARE L’ITALIA E L’EUROPA” In connessione con la crisi economica mondiale, e soprattutto in relazione all’urgenza di non limitarsi a perseguire le attuali politiche meramente recessive, si sta sviluppando un movimento d’opinione volto a persuadere le Autorità a svolgere un’azione più incisiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019</strong></p>
<p align="center"><a href="http://www.torino2019.eu/blog/manifesto/vega/" rel="attachment wp-att-746"><img class="aligncenter size-full wp-image-746" src="http://www.torino2019.eu/wp-content/uploads/2012/05/vega.jpg" alt="" width="425" height="636" /></a></p>
<p style="text-align: center"><span style="color: #ff0000"><strong>MANIFESTO </strong></span></p>
<p align="center"><strong><em>“LA CULTURA PER RILANCIARE L’ITALIA E L’EUROPA”</em></strong> <strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify">In connessione con la crisi economica mondiale, e soprattutto in relazione all’urgenza di non limitarsi a perseguire le attuali politiche meramente recessive, si sta sviluppando un movimento d’opinione volto a persuadere le Autorità a svolgere un’azione più incisiva per rilanciare non solamente l’economia, ma anche  le attività culturali che dello sviluppo economico sono il necessario presupposto  (come, per esempio, la <strong>Costituente</strong><strong> della Cultura</strong>, promossa da Il Sole 24 Ore, o il manifesto <strong>We Are Europe</strong>, promosso da Ulrich Beck e Daniel Cohn Bendit).</p>
<p style="text-align: justify">Nell’attuale società post-industriale, <strong>LE ATTIVITA’ CULTURALI IN SENSO LATO </strong>- includenti, tra l’altro, la politica, le alte tecnologie, l’insegnamento, il management, i media, le professioni, l’ICT, il turismo, le professioni creative, la promozione del territorio, eccetera-corrispondono, oramai, a <strong>UNA GRAN </strong> <strong>PARTE DELLA POPOLAZIONE E DEL PIL.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Domani, 10 maggio, i Ministri dell’ Unione Europea della Cultura, della  Pubblica Istruzione e del Turismo saranno riuniti a Bruxelles per importanti decisioni concernenti le future politiche comuni;</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify">Affinché la cultura possa veramente servire  per rilanciare la società, occorrerebbe, a monte,<strong>UNA RIDEFINIZIONE DELLE CULTURE, DEGLI OBIETTIVI E DELLE MISSIONI, AI LIVELLI EUROPEO, NAZIONALE E LOCALE, DELLE ISTITUZIONI E DELLE POLITICHE, EVITANDO GLI ATTUALI MALINTESI E DUPLICAZIONI, E, IN PARTICOLARE:</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>-IL RUOLO DELLA CULTURA EUROPEA,</strong> quale <strong>parte della, ma anche in quanto distinta dalla, cultura mondiale,</strong> andrebbe rivisto, tenendo conto delle legittime ambizioni, ma anche delle effettive debolezze, dell’Europa (scoordinamento delle politiche culturali e tecnologiche nazionali ed europee, carenze nei settori delle altissime tecnologie e della cultura “mainstream”), fissando, alle prime, degli obiettivi precisi (recupero di attrattività a livello mondiale, maggior equilibrio nella bilancia commerciale delle produzioni di alta tecnologia e delle industrie culturali)<strong>;</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>-IL SISTEMA SOVRANNAZIONALE EUROPEO nel suo complesso (UE, BCE, FEI, BERS, UEO, Consiglio d’ Europa, ESA, CERN,</strong> <strong>Università Europee, Istituto per la Formazione in Est Europa) </strong>dovrebbe<strong> superare i propri approcci miopemente settorialistici </strong>(Cultura, Innovazione, Fondi  Sociali e Strutturali, BEI, Istituto per la Formazione in Est Europa), in modo da far sì che <strong>l’Europa, in quanto massimo attore mondiale in campo culturale </strong>(cfr. natura e tradizioni, antichità e culture classiche, città medievali e rinascimentali, arte e letteratura moderne e contemporanee, creatività attuale, industriale e culturale) abbia finalmente un adeguato ritorno dall’adeguato sfruttamento delle proprie risorse; individuando una <strong>“governance europea della cultura, delle alte tecnologie e delle industrie creative”, che costituisca il primo tassello di un piano globale di europeizzazione del sistema socio-economico europeo (culture, aggregazioni di imprese, sistemi sociali), al di là dell’insuccesso della Strategia di Lisbona e dei limiti di Europa 2020;</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify">-Inserendosi in tali sforzi dell’Unione Europea,<span style="color: #ff0000"><strong> L’ITALIA</strong></span> dovrebbe trovare il modo di valorizzare al massimo, coordinando maggiormente le attività dei Ministeri ed Enti operanti in campo culturale e scientifico (Presidenza del Consiglio,Economia, Istruzione , Beni Culturali, Esteri, Ambiente, Infrastrutture,Lavoro, Enti Locali, eccetera):</p>
<p style="text-align: justify">il proprio <strong>“soft power”</strong> culturale e morale, già solo quale antichissima civiltà, che costituisce per altro anche <strong>la non rinnegata “radice” dell’Europa e dell’Occidente;</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify">la propria<strong> attrattività come luogo di residenza e di vacanze</strong> (per tutte le fasce di pubblico, ma soprattutto per quelle “alte”- da sempre fanatiche cultrici dell’ “Italian Way of Life” &#8211; cfr. Goethe, Stendhal, Wagner, Nietzsche, Gorkij, Pound-);</p>
<p style="text-align: justify"><strong>le proprie, neglette, competenze specifiche nell’area tecnico-scientifica</strong> (p.es.: ambiente, robotica, aerospazio, automotive). Si noti anche che, sui  recentissimi prestigiosi progetti europei che hanno visto l’Italia, e, parzialmente , il Piemonte, come protagonisti<strong> (Galileo, Vega, Lares LHC</strong>), non c’è stata, incredibilmente, alcuna seria campagna di informazione, né alcun serio dibattito pubblico, parlandosi anche qui, piuttosto, solamente di tagli ai finanziamenti;;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>la propria offerta internazionale di prodotti culturali </strong>(letteratura, arte contemporanea, cinema, televisione, cultura tecnico-scientifica);</p>
<p style="text-align: justify"><strong>-i propri particolari legami con determinate aree extraeuropee</strong> (p.es.: Mediterraneo, America Latina,Est Europa);</p>
<p style="text-align: justify"><strong>-<span style="color: #ff0000">I SISTEMI LOCALI</span></strong> dovrebbero muoversi al meglio nel quadro sopra elencato, non solamente per sfruttare le opportunità offerte da quest’azione coordinata<strong> con una Governance degli Assessorati alla Cultura, al Turismo, all’Innovazione, al Commercio, alla Viabilità, al Territorio e all’Ambiente,</strong> ma anche per affermare <strong>una loro identità specifica,</strong> capace di orientare la riorganizzazione, al loro livello,  della cultura e della società in seguito alla crisi, evitando assurde sovrapposizioni come quelle che si stanno annunziando per i festival del cinema e i saloni del libro. Per esempio, l’”Euroregione allargata” Alpi Mediterraneo (cioè estesa anche a Sardegna e Corsica, forse Lombardia), che sarebbe  comunque la maggior destinazione culturale e turistica dell’Europa  (e, forse, del mondo intero), potrebbe conquistarsi ulteriori eccellenze nei settori degli <strong>studi europei e internazionali, delle tecnologie di punta, di nuovi modelli di sviluppo ambientale, del multiculturalismo, della riscoperta delle antiche tradizioni e del turismo intercontinentale, con particolare attenzione per i Paesi Emergenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Alla luce di quanto precede,</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>IL COMITATO DELLA SOCIETA’ CIVILE PER TORINO CAPITALE CULTURALE 2019 E LE ASSOCIAZIONI FIRMATARIE DEL PRESENTE MANIFESTO</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center" align="center"><strong>INVITANO:</strong></p>
<p style="text-align: justify" align="center"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>* <span style="color: #ff0000">I MINISTRI DELLA CULTURA, DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, dei BENI  CULTURALI,  della RICERCA SCIENTIFICA, del TURISMO E DELLO SPORT RIUNITI A BRUXELLES;</span></strong></p>
<p style="text-align: justify" align="center"><span style="color: #ff0000"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><strong>*le Istituzioni e le Associazioni Europee, nazionali e del Territorio</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><strong>*tutti gli intellettuali ,associazioni e imprese culturali del Territorio,</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>a concepire e ideare</strong> (parallelamente alle auspicabili politiche europee e nazionali di rilancio dell’economia),  un <strong>“<span style="color: #ff0000">PIANO STRATEGICO MULTILIVELLO PER L’AREA ALLARGATA DELLA CULTURA</span>”</strong>, che fissi,<strong> </strong> finalmente, <strong>ai diversi livelli (europeo, nazionale, locale):</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>-le prorità e le competenze dei vari attori pubblici e privati;</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> le varie forme giuridico-economiche</strong> entro le quali le diverse attività culturali vadano inquadrate (pubblico e privato, imprese culturali, intellettuali indipendenti, organi “trasversali” di governance, a livello europeo, nazionale e locale); <strong>regole obiettive per il finanziamento e  la promozione</strong> da parte di Enti pubblici e privati (sponsors, partners, mecenatismo); <strong>un quadro certo per questo   specifico mercato </strong>(gare, sovvenzioni, agevolazioni fiscali)<strong>, e per il relativo relativo mercato del lavoro </strong>(diritto comune e regole specifiche per artisti, scrittori, ecc…)<strong>,</strong> le indispensabili (ma oggi scarsissime) forme di <strong>cooperazione intraeuropea, nazionale e locale, sui mercati terzi </strong>(Istituti di Cultura Europea all’ Estero; “advocacy”; regole specifiche per i mercati culturali; ruolo delle Euroregioni),<strong> </strong>eccetera.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto sopra meriterebbe di essere trattato in una serie di convegni sull’ <span style="color: #ff0000"><strong>EUROPA DEL TERZO MILLENNIO QUALE  TERRA DI CULTURA</strong></span>, che Torino, in quanto Snodo della Cultura Europea, si candida ad ospitare.</p>
<p style="text-align: justify" align="right">Torino, 9 maggio 2012</p>
<p style="text-align: justify">Firme .</p>
<p style="text-align: justify" align="center">sito <span style="text-decoration: underline"><a title="blocked::http://www.torino2019.eu/" href="http://www.torino2019.eu/">http://www.torino2019.eu</a>;</span> AICCRE; Associazione Culturale Diàlexis; Centro Studi Gobetti; Gioventù Federalista Europea; Alpina Srl; Movimento Federalista Europeo; Poesia Attiva; Forum Italo Marocchino per le Relazioni Bilaterali; Premio Pertinace; Centro Einstein di Studi Internazionali; Edizioni Genesi; Movimento Cristiano Lavoratori; Terrainvague &#8211; Culture du Monde en Français -; Il Laboratorio Associazione Culturale; Centro Culturale Italo-Arabo Dar al-Hikma; La Terza Isola Associazione Culturale; IPALMO Nord-Ovest; Associazione Laica di Etica Sanitaria; Istituto “Paralleli”; associazioni culturali Immagine per il Piemonte, Art&amp;lirica, IPSEG, Flacara, Puzzle-Richiami Fluidi, Concretezza Sociale, Valle Sacra e Tesoriera</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PROGETTO INTEGRATO EUROREGIONE</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 10:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lala</dc:creator>
				<category><![CDATA[info generali]]></category>

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		<description><![CDATA[Alpina srl        Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019 Salone Internazionale del Libro di Torino 11 maggio 2012   &#8220;Ore 19:00  Spazio autori B Intorno alle Alpi Occidentali/Autour des Alpes Occidentales Identità dell’Euroregione Alpi-Mediterraneo &#160; a cura di Alpina e del Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019 Intervengono: Paolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table width="723" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="499">
<h2 align="center"><strong>Alpina srl     </strong></h2>
<h2 align="center"><strong>  Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019</strong></h2>
<h2 align="center">Salone Internazionale del Libro di Torino</h2>
<h2 align="center">11 maggio 2012</h2>
<p align="center"> <a href="http://www.torino2019.eu/blog/progetto-integrato-euroregione/3b-2/" rel="attachment wp-att-714"><img class="aligncenter  wp-image-714" src="http://www.torino2019.eu/wp-content/uploads/2012/05/3b-400x266.jpg" alt="" width="710" height="471" /></a></p>
<table width="719" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="137">
<h2><span style="color: #ff0000">&#8220;Ore 19:00 </span></h2>
<h2><span style="color: #ff0000">Spazio autori B</span></h2>
</td>
<td valign="top" width="515">
<h2><span style="color: #ff0000"><strong>Intorno alle Alpi Occidentali/Autour des Alpes Occidentales </strong>Identità dell’Euroregione Alpi-Mediterraneo</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h5>a cura di Alpina e del Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019</h5>
<h5><em>Intervengono</em>: Paolo Bertolino, Maurizio Braccialarghe, Luca Cassiani, Dominique Escribe, Giovanni Maria Ferraris, Riccardo Lala, Gianni Oliva, Véronique Vouland Aneini&#8221;</h5>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center">
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">La crisi economica e politica che scuote l’ Europa e il mondo sta ponendo sempre più in evidenza il sovrapporsi, se non il sostituirsi, alle  identità ottocentesche &#8211; ideologiche e nazionali-, di nuove identità, trasversali e multiculturali, come, per esempio, quelle europea e regionale.</p>
<p style="text-align: justify">All’interno di questa tendenza, la quale spinge a valorizzare l’”Europa delle Regioni”, emerge sempre più evidente il ruolo delle “Euroregioni”, vale a dire di quelle nuove realtà associative che uniscono fra di loro gli Enti Locali situati alle frontiere degli Stati europei. Nel caso del Nord-Ovest dell’ Italia, il ruolo dell’Euroregione Alpi-Mediterraneo assume automaticamente un’ importanza centrale, in quanto questa parte dell’ Italia ha avuto, da sempre, legami strettissimi con la Francia Meridionale, la Svizzera e le isole del Mediterraneo (la Corsica “genovese”; il “Regno di Sardegna”, e, prima, “di Sicilia; le migrazioni, ecc..).”</p>
<p style="text-align: justify">La vicenda, tutt’ora in corso, della TAV, dimostra che la stessa dialettica fra diversi modi di “vivere” l’Euroregione è talmente sentita (anche se con modalità giustamente fra loro divergenti) dalle popolazioni, da creare un permanente focolaio di critica e di conflitto. Studiare l’ Euroregione dal punto di vista culturale è, forse, l’unico modo per  fare, degli inevitabili conflitti di un’area di frontiera come la nostra, un elemento di forza per rilanciare il nostro Territorio dal punto di vista culturale, sociale, economico e politico.</p>
<p style="text-align: justify">L’Associazione Culturale Diàlexis, con il supporto della Regione Piemonte, dela Casa Editrice Alpina e del Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019, ha lanciato un “Progetto Integrato Euroregione”, avente come obiettivo quello di fare conoscere questa realtà, attraverso tutti gli strumenti “culturali” disponibili (libri, conferenze, siti, documentari,ecc..).</p>
<p style="text-align: justify">L’obiettivo che stiamo perseguendo è quello di raccogliere tutte  le forze disponibili per il progetto (intellettuali, istituzioni, finanziatori, gruppi di base), disponibili a partecipare a un progetto finalizzato a fare della nostra Euroregione una realtà vivente, dai punti vista culturale, politico, economico, ma anche sociale e dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify">Punto di partenza, un’opera editoriale dedicata all’ Identità Euroregionale (“Intorno alle Alpi Occidentali”), e una pagina del sito <span style="text-decoration: underline">htpp.//www.torino2019.eu</span>, dedicata alla promozione dell’ Euroregione.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, l’obiettivo è quello di raccogliere, intorno al  “Progetto Integrato”, quante più adesioni possibile, in modo da generare, da un lato, una pluralità di attività culturali (p.es., documentari), e commerciali  (p.es., flussi di pubblicità), e dall’ altro,un vero e proprio movimento di opinione a favore di una più forte integrazione euroregionale.</p>
<p style="text-align: justify">L’incontro costituirà anche l’ occasione per presentare, al Salone del Libro, i volumi della Casa Editrice Alpina che trattano della cultura a Torino, e, i quali costituiscono, a loro volta, un necessario presupposto culturale per la costruzione di un progetto culturale dedicato all’ Euroregione.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Presentazione del Libro</title>
		<link>http://www.torino2019.eu/blog/presentazione-del-libro/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 10:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lala</dc:creator>
				<category><![CDATA[info generali]]></category>

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		<description><![CDATA[PRESENTAZIONE DEL LIBRO “TORINO, SNODO DELLA CULTURA EUROPEA” A cura di Riccardo Lala (Alpina, Torino, 2011) IL 14 MAGGIO 2012, PRESSO IL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO, NELLO STAND DI PIEMONTELIBRI , ALLE  ORE 18,00 Presenta Gianni Oliva &#160; Gran parlare del problema del “salvataggio della cultura”. Tutti (autorità, intellettuali, istituzioni, eccetera) si sentono oramai non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 align="center"><strong>PRESENTAZIONE DEL LIBRO</strong></h2>
<h1 align="center"><span style="color: #ff0000"><strong>“TORINO, SNODO DELLA CULTURA EUROPEA”</strong></span></h1>
<h3 align="center"><strong>A cura di <em>Riccardo Lala</em></strong></h3>
<h3 align="center"><strong>(Alpina, Torino, 2011)</strong></h3>
<p align="center"><a href="http://www.torino2019.eu/blog/presentazione-del-libro/attachment/4/" rel="attachment wp-att-718"><img src="http://www.torino2019.eu/wp-content/uploads/2012/05/4-400x292.jpg" alt="" width="400" height="292" /></a></p>
<h2 align="center"><strong>IL 14 MAGGIO 2012, PRESSO IL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO, NELLO STAND DI PIEMONTELIBRI ,</strong></h2>
<h3 align="center"><strong>ALLE  ORE 18,00</strong></h3>
<h3 align="center"><strong>Presenta </strong></h3>
<h3 align="center"><strong><em>Gianni Oliva</em></strong><strong><em></em></strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Gran parlare del problema del “salvataggio della cultura”. Tutti (autorità, intellettuali, istituzioni, eccetera) si sentono oramai non solo in diritto, bensì anche in dovere, di esprimere il loro parere circa “la crisi della cultura”, e anche circa l’urgenza che “la cultura costituisca uno stimolo alla soluzione dei problemi della società”.</p>
<p style="text-align: justify">E, tuttavia, ben raramente qualcuno si prende la briga, così come hanno fatto la Casa Editrice Alpina e le più di 40 associazioni del Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019, di fotografare la triste realtà della cultura nel Nord-Ovest, in Italia e in Europa, di analizzare le possibili soluzioni, di proporre dei rimedi, di incasellare uno dopo l’altro un certo numero di progetti concreti per un preciso territorio.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto ciò non già in un’ottica autoreferenziale, e/o di autocompiacimento, e, neppure, nella rarefazione di un pensiero astratto, bensì calandosi  in una serie di ben precise scadenze politico-organizzative, quali, in primo luogo, un Manifesto “La cultura per rilanciare l’Italia e l’Europa” indirizzato al Consiglio dei Ministri dell’ unione Europea per la Cultura, l’Istruzione, la Ricerca e il Turismo, quale il “Progetto Integrato Euroregione”, sostenuto dalla Regione Piemonte e, infine, la candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura, relativamente alla quale il Comune di Torino dovrà esprimersi ufficialmente entro l’anno prossimo, e che le più di 40 associazioni del Comitato per Torino Capitale Culturale 2019 sostengono a spada tratta da oramai quasi due anni con una serie di manifestazioni.</p>
<p style="text-align: justify">Per ulteriori informazioni cfr. <a href="../">http://www.torino2019.eu</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>STUDIO DI TORINO INTERNATIONAL SULLE CAPITALI EUROPEE DELLA CULTURA</title>
		<link>http://www.torino2019.eu/blog/studio-di-torino-international-sulle-capitali-europee-della-cultura/</link>
		<comments>http://www.torino2019.eu/blog/studio-di-torino-international-sulle-capitali-europee-della-cultura/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 15:45:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lala</dc:creator>
				<category><![CDATA[info generali]]></category>
		<category><![CDATA[liverpool]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di torinom]]></category>
		<category><![CDATA[torino capitale europea della cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ugo perone]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo un interessante articolo de &#8220;La Stampa&#8221; su uno studio sui vantaggi delle capitali europee della cultura, studio su cui la Provincia di Torino si basa per sostenere la candidatura della nostra Città. &#8220;cronaca 22/03/2012 &#8211; i progetti per il futuro Capitale della Cultura un business milionario La Provincia punta alla Candidatura per il 2019 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Riportiamo un interessante articolo de &#8220;La Stampa&#8221; su uno studio sui vantaggi delle capitali europee della cultura, studio su cui la Provincia di Torino si basa per sostenere la candidatura della nostra Città.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>&#8220;cronaca</div>
<div>22/03/2012 &#8211; i progetti per il futuro</div>
<h3>Capitale della Cultura<br />
un business milionario</h3>
<div>
<div><img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/scienza/turismo_g.jpg" alt="" width="330" height="250" border="0" />La Provincia punta alla Candidatura per il 2019</p>
</div>
<div></div>
</div>
<h2><em>&#8220;Pronto il dossier con il rapporto dei costi e dei benefici per la città</em></h2>
<div><em>ALESSANDRO MONDO</em></div>
<div><em>torino</em></div>
<p><em>Una trentina di pagine “top secret” riservate agli addetti ai lavori: l’embrione di una nuova sfida per Torino, ancora in sordina ma destinata ad acquistare spessore nei prossimi anni. Non solo “Smart Cities”, ma “Torino Capitale Europea della Cultura” per l’edizione del 2019: candidatura avanzata dalla Provincia e sostenuta, almeno a parole, da Palazzo civico e dalla Regione attraverso un piccolo gruppo di lavoro che comincia ad annusare l’aria e a capire come preparare il bando in vista della preselezione.</em></p>
<p><em>Da qui la predisposizione di un dossier ad opera di Torino Nord Ovest, il centro fondato dall’Associazione Torino Internazionale, quanto basta per prospettare le ricadute economiche, oltre che di immagine, legate al nuovo traguardo. «Uno studio confortante &#8211; commenta l’assessore provinciale alla Cultura Ugo Perone, il primo a lanciare l’idea -: mostra che gli investimenti hanno ricadute significative e che i parametri della candidatura, assai complessi, riducono da subito il numero dei concorrenti mettendo Torino in posizione di vantaggio». Si parte dalle esperienze pregresse. Ad esempio l’investimento di Liverpool nel 2008: 140 milioni, una quantità di soldi, che però hanno permesso alla città «di raccogliere benefici economici superiori ai 900 milioni». Insomma: la crescita del budget medio &#8211; 25 milioni prima del ‘95, saliti a 35 nel periodo 1995-2004 e a 50 negli anni 2005-2011, è giustificato non solo dal numero delle iniziative messe in campo dalle città concorrenti ma dalle ricadute sul territorio: «E sarà destinato a crescere anche in futuro &#8211; avverte il rapporto -, nonostante la restrizione dei bilanci correnti».</em></p>
<p><em>Problema ben noto a Regione ed enti locali. Nei Paesi Bassi, la nuova città di BrabantStad, un insieme di cinque città che lavorano in squadra, intende spendere per la candidatura del 2018 100 milioni di risorse locali e regionali, senza contare i contributi governativi. E’ un primo dato su cui ragionare. Altre indicazioni arrivano dall’analisi di alcune città incoronate o prossime ad essere incoronate capitali europee della cultura. Budget, programmi e in vestimenti diversi (anche infrastrutturali) all’insegna di condizioni precise, un monito anche per Torino: equilibrio fra leadership politica e culturale e tra città e regione; lavoro di gruppo; appoggio dei partner locali, regionali ed europei; supporto del settore privato. Nel tempo il numero dei progetti, che era arrivato a 500, ha ceduto il passo a una filosofia diversa: meno iniziative ma di qualità.</em></p>
<p><em>I benefici? «Tramite l’investitura &#8211; si legge nel report &#8211; le città godono di un lancio pubblicitario e di una spinta nel finanziamento culturale legata a investimenti pubblici nazionali e regionali, mentre la Commissione europea investe una quota del budget totale. Un altro elemento positivo è dato dalla possibilità di raggiungere obiettivi diversi: dallo sviluppo culturale alla riqualificazione urbana, dalla coesione sociale a un cambiamento d’immagine». In altri termini, «il titolo di capitale della cultura è diventato la maggiore opportunità per cambiare le città e inserirle nella mappa europea». Con la consapevolezza che città belle e attrezzate avranno una marcia in più sotto profili diversi &#8211; in primis, quello turistico &#8211; e saranno considerate appetibili anche da investitori stranieri. Il vero problema è partire: aggiudicandosi la candidatura con un programma di eventi convincenti, nel caso di Torino il punto di partenza non potrà essere che il retaggio delle Olimpiadi di Torino 2006, e movimentando risorse pubbliche e private tali da giustificare il cofinanziamento europeo. Se il bilancio di Liverpool significa qualcosa, si può dire che il gioco vale la candela.&#8221;</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>TORINO RILANCIA COME CITTA&#8217; INTERNAZIONALE</title>
		<link>http://www.torino2019.eu/blog/693/</link>
		<comments>http://www.torino2019.eu/blog/693/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 15:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lala</dc:creator>
				<category><![CDATA[info generali]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ambasciatore giordano]]></category>
		<category><![CDATA[anna marttina]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo questo articolo de &#8220;La Stampa&#8221; sulla nuova struttura per l&#8217;internazionalizzazione della città, comprensiva dell&#8217;Ambasciatore Giordano e della Direttrice Anna Martina. Mentre facciamo i nostri auvuri alla nuova struttura e ci mettiamo a disposizione per collaborare nei campi di nostra competenza, osserviamo che l&#8217;iniziativa della Giunta appare particolarmente opportuna, in quanto la crisi della città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Riportiamo questo articolo de &#8220;La Stampa&#8221; sulla nuova struttura per l&#8217;internazionalizzazione della città, comprensiva dell&#8217;Ambasciatore Giordano e della Direttrice Anna Martina.</div>
<div></div>
<div>Mentre facciamo i nostri auvuri alla nuova struttura e ci mettiamo a disposizione per collaborare nei campi di nostra competenza, osserviamo che l&#8217;iniziativa della Giunta appare particolarmente opportuna, in quanto la crisi della città è oramai al punto più basso.</div>
<div></div>
<div>Solo con l&#8217;utilizzo razionale delle enormi potenzialità della nostra cultura, del nostro territorio e delle nostre intelligenze la Città e il Territorio  potranno riorientare le loro energie, ritornando, semmai in settori nuovi e non esplorati, ad un livello di eccellenza a livello mondiale.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>&#8220;cronaca</div>
<div>31/03/2012 &#8211; il caso</div>
<h3>Fassino: &#8220;Il futuro di Torino<br />
si gioca nel mondo&#8221;</h3>
<div>
<div><img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/torino/fassino01g.jpg" alt="" width="330" height="250" border="0" />Il sindaco Fassino con Franco Giordano</div>
<div></div>
</div>
<h2>Il sindaco presenta<br />
l&#8217;ambasciatore diplomatico</h2>
<div>emanuela minucci</div>
<div>torino</div>
<p><em>Posso dirvi una cosa? Sono un po’ intimorito. Perché fare l’ambasciatore diplomatico di una Torino che si vuole sempre più internazionale a fianco di un sindaco come Fassino sarà difficilissimo: è bastato sentire adesso come si destreggia sul tema per capire che sarà una sfida che più stimolante non potrà».</em></p>
<p><em><strong>La scommessa</strong></em><br />
<em>Che giornata, ieri, per Turin. Sì, come minimo d’ora in poi bisogna cominciare a parlare in inglese: bastava infatti dare un’occhiata al foyer del Regio dove il sindaco Fassino ha presentato ufficialmente Franco Giordano, il nuovo consigliere diplomatico che lavorerà al fianco del primo cittadino per promuovere la città in uno scenario globale, per capire che l’amministrazione e l’intera città fanno sul serio. C’erano tutti: poteri forti, fondazioni culturali, atenei, autorità civili e militari, Camera di commercio, ex sindaci, esperti di import export e trattative internazionali. Da Salza a Maria Luisa Coppa, da Benessia a Barberis, da un giovane assessore come Gallo a Valentino Castellani. E poi la nuova squadra che, sotto la direzione di Anna Martina lavorerà per potenziare al massimo le attività internazionali della città. «Perché è proprio in momenti di crisi &#8211; ha spiegato l’ambasciatore Giordano, che fra l’altro è nato a Torino e non ha mai smesso di avere casa qui &#8211; che va giocata la carta dei legami virtuosi economici e culturali con altri Paesi».</em></p>
<p><em><strong>Gli accordi internazionali</strong></em><br />
<em>E siccome Torino «is always on the move» come recita lo slogan che sorveglia ogni mossa del Comune, il sindaco Fassino non ha mancato di far notare che in questi otto mesi ha già incontrato ben 60 ambasciatori di altre nazioni. L’ultima ieri mattina, proprio insieme con Giordano: a Palazzo civico è stato ricevuto l’ambasciatore d’Israele.</em><br />
<em>«Nel corso dell’anno Torino raggiungerà la quota di quasi 50 accordi di partnership con città in tutto il mondo &#8211; ha detto il sindaco &#8211; una collaborazione internazionale che si inserisce nella volontà di internazionalizzazione della città perché con la globalizzazione ormai non c’è questione che possa essere risolta solo in una dimensione locale o nazionale: qualsiasi problema si inserisce in una dimensione internazionale».</em></p>
<p><em><strong>Il futuro</strong></em><br />
<em>E ha aggiunto: «Questo vale anche e soprattutto per una città che deve saper guardare e gestire il suo futuro in spazi più grandi, europei e mondiali». Il primo cittadino ha poi illustrato i programma delle attività internazionali per il 2012 e ha presentato il nuovo accordo di programma con il Ministero degli Affari esteri, siglato giovedì alla Farnesina, con il quale Torino potrà avvalersi del sostegno della rete diplomatico-consolare, degli istituti di cultura e degli enti economici e commerciali per la promozione della città e delle sue eccellenze. Per questo il capoluogo piemontese dispone da oggi anche di un consigliere diplomatico, l’ambasciatore Franco Giordano, affiancato da una nuova Direzione per le attività internazionali.</em></p>
<p><em><strong>L’obiettivo</strong></em><br />
<em>Il fine è «proiettare Torino nel mondo» ha concluso Fassino spiegando che in questo modo la città avrà più chances e potrà cogliere «le opportunità di lavoro, economiche, di relazione, creando così le condizioni per una crescita più ampia».&#8221;</em></p>
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		</item>
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		<title>PROGRAMMA DI LAVORO DEL TRIVENETO PER VENEZIA CAPITALE</title>
		<link>http://www.torino2019.eu/blog/programma-di-lavoro-del-triveneto-per-venezia-capitale/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 15:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lala</dc:creator>
				<category><![CDATA[altre città]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[friuli venezia giulia]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[triveneto]]></category>
		<category><![CDATA[venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo  qui di seguito un articolo del notiziario della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giuliain cui si riassumono le attività già programmate fra le tre regioni del Triveneto e le varie Provincie per la preparazione della candidatura di Venezia: &#8220;Elio De Anna Assessore regionale alla cultura, sport, relazioni internazionali e comunitarie CULTURA: INCONTRO PER SOSTEGNO A VENEZIA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<div><a href="http://www.torino2019.eu/blog/programma-di-lavoro-del-triveneto-per-venezia-capitale/trieste/" rel="attachment wp-att-690"><img class="aligncenter  wp-image-690" src="http://www.torino2019.eu/wp-content/uploads/2012/03/trieste.jpg" alt="" width="485" height="325" /></a>Riportiamo  qui di seguito un articolo del notiziario della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giuliain cui si riassumono le attività già programmate fra le tre regioni del Triveneto e le varie Provincie per la preparazione della candidatura di Venezia:</div>
<div>
<em>&#8220;Elio De Anna</em><br />
<em> Assessore regionale alla cultura, sport, relazioni internazionali e comunitarie</em></div>
</div>
</div>
<div><em>CULTURA: INCONTRO PER SOSTEGNO A VENEZIA CAPITALE EUROPEA 2019</em><br />
<em> Trieste, 27 mar &#8211; Saper scegliere le eccellenze del territorio regionale per condividerle con la rete delle altre province e regioni del Nord Est, costruendo così una candidatura forte in grado di competere con le altre città italiane in lizza per l&#8217;assegnazione della sede.</em><br />
<em> Così l&#8217;assessore regionale alla Cultura Elio De Anna ha sintetizzato la strategia vincente che il Friuli Venezia Giulia dovrà adottare per partecipare e sostenere Venezia quale Capitale europea della Cultura per il 2019. Oggi a Trieste, nel Palazzo della Regione in piazza Unità d&#8217;Italia, si è volto un incontro tecnico al quale sono state invitate le quattro Province e i Comuni capoluogo della regione nonché le amministrazioni delle località turistiche del Friuli Venezia Giulia. Il responsabile ufficiale della candidatura, Maurizio Cecconi, ha illustrato i passi che le varie istituzioni stanno compiendo per sostenere il progetto che ha come denominatore comune il forte legame tra cultura ed economia. In particolare sono stati individuati i temi forti che dovrebbero caratterizzare le attività delle quattro province della nostra regione. Udine si focalizzerà su &#8220;Stare e andare, la cultura dell&#8217;abitare&#8221; nonchè su &#8220;Archeologia tra conservazione e valorizzazione&#8221; mentre a Pordenone è stato proposto il tema dell&#8217;editoria; Gorizia potrebbe lavorare sul filone della Grande Guerra a cui si aggiunge il &#8220;Rapporto tra arte e Dio&#8221;, mentre Trieste si concentrerà sul comparto della scienza e multireligiosità. </em><br />
<em> Nel definire questi ambiti di azione, l&#8217;attenzione si è soffermata su quelle peculiarità che ogni territorio è in grado di esprimere, che siano però al contempo in linea con le richieste avanzate dall&#8217;Unione Europea e contenute nel bando di gara. Inoltre è stato definito anche il cronoprogramma che porterà Venezia, al pari di numerose altre città italiane, ad avanzare la propria candidatura. Il primo gennaio del 2013 il Governo nazionale dovrà emettere il bando (che è già in fase di elaborazione), e nei dieci mesi successivi le città interessate dovranno esprimere la propria candidatura con un progetto. Una commissione, composta da sette rappresentanti dell&#8217;Ue e sei del Governo italiano, valuteranno le proposte mentre nei primi mesi del 2015 il Consiglio d&#8217;Europa decreterà il vincitore.</em><br />
<em> &#8220;Vista la tabella di marcia &#8211; ha spiegato Cecconi &#8211; entro la fine del 2012 andranno definiti area per area i temi che i vari territori dovranno esprimere, sulla base dei quali poi dovrà essere compiuta l&#8217;azione di lobby per dare un peso alla proposta progettuale di Venezia e il Nord Est Capitale europea della Cultura del 2019&#8243;. Da parte sua l&#8217;assessore De Anna ha ribadito la necessità che tutti gli attori protagonisti compiano un gioco di squadra per poter centrare l&#8217;obiettivo: &#8220;Il Friuli Venezia Giulia &#8211; ha detto &#8211; è in grado di esprimere numerosi temi che possono inserirsi nell&#8217;ambito di questo ambizioso progetto. Tuttavia va compiuta una cernita, sapendo scegliere ciò che è più funzionale alla candidatura, sapendo &#8216;spuntare&#8217; qualche individualità mettendosi a disposizione del collettivo. Ora andranno convocati, provincia per provincia, quattro tavoli con tutti gli attori protagonisti che dovranno concentrarsi per definire la propria proposta progettuale che poi dovrà essere condivisa e messa in rete con le altre province del Veneto e del Trentino Alto Adige&#8221;. Per quanto riguarda le altre province del Veneto e del Trentino Alto Adige, i temi sono i seguenti. Trento: economia, ambiente e innovazione. Bolzano: contemporaneità, multilingusimo, sostenibilità. Rovigo: Natura e Delta del Po. Belluno: arte e artigianato. Treviso: il design. Vicenza: &#8220;Tra tradizione e innovazione: oro e tessuto&#8221; e architettura. Verona: natura, paesaggio e agroalimentare. Padova: i saperi della conoscenza e del culto. ARC/Com/NNa&#8221;</em></div>
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		<title>COMMENTI STAMPA ITALIANA SU MANIFESTO CULTURA</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 19:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lala</dc:creator>
				<category><![CDATA[info generali]]></category>
		<category><![CDATA[costituente della cultura]]></category>
		<category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Il Fatto Quotidiano: La costituente della cultura… o del mercato? Nella prima pagina dell’ultimo domenicale, il responsabile del supplemento culturale del Sole 24 Ore Armando Massarenti si fa promotore di « una costituente della cultura… dove per “cultura” deve intendersi una concezione allargata che implichi educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza… dal momento che «cultura e ricerca [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.torino2019.eu/blog/commenti-stampa-italiana-su-manifesto-cultura/colosseo/" rel="attachment wp-att-679"><img class="aligncenter size-full wp-image-679" src="http://www.torino2019.eu/wp-content/uploads/2012/03/colosseo.jpg" alt="" width="229" height="220" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Fatto Quotidiano:</p>
<p>La costituente della cultura… o del mercato?</p>
<p>Nella prima pagina dell’ultimo domenicale, il responsabile del supplemento culturale del <em>Sole 24 Ore</em> Armando Massarenti si fa promotore di <em>« una </em><em><a href="http://mobile.ilsole24ore.com/sole24orem/post/102?url=AaCqMotE" target="_blank"><strong>costituente della cultura</strong></a></em><em>… dove per “cultura” deve intendersi una concezione allargata che implichi educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza…</em> dal momento che <em>«cultura e ricerca sono due capisaldi della nostra Carta fondamentale»</em>.</p>
<p>Non ci si può non rallegrare se l’organo di Confindustria riconosce diritto di cittadinanza a un universo ‘altro’, per definizione ‘not for profit’, quale quello dei saperi.</p>
<p>L’entusiasmo, però, scema non appena si scorre il programma del secondo <strong>“<a href="http://www.formazione.ilsole24ore.com/annual-eventi/AA5416--summit-arte-cultura.php" target="_blank">Summit arte-cultura</a>”</strong> che si tiene oggi a Milano, dove sarà presentato il documento programmatico per la costituente. Ci si trova di fronte a niente più che un programma di formazione professionale per operatori turistici e affini: si parla di <em>Made in Italy</em>, di arte e cultura come <em>asset</em> distintivi e competitivi, di problematiche del <em>fund raising</em>, del legame tra cultura e impresa, della misurabilità dell’indotto culturale, della logica di sistema e delle politiche territoriali che istituzioni e imprenditoria privata potrebbero attuare.<strong><br />
</strong><br />
Si capisce allora che il<strong> </strong>summit riguarda specificamente i beni culturali<strong> </strong>ed<strong> </strong>è rivolto alle aziende e ai professionisti del settore. Un <strong>meeting aziendale</strong> come ce ne sono tanti, insomma, ma in un settore indubbiamente strategico per un Paese, come l’Italia, con un patrimonio artistico e archeologico straordinario e niente affatto valorizzato. Benissimo! Iniziativa assolutamente benemerita. Ma non è questo il punto.</p>
<p>Il problema è semmai: <strong>che c’entra</strong> tutto questo con la «Costituente della cultura»? E possono i beni culturali assommare <em>«l’intera sfera della conoscenza»</em> cui Massarenti fa riferimento nel documento programmatico?</p>
<p>Sorge il dubbio che i saperi teorici – scientifici o umanistici che siano – per guadagnare dignità e rispetto (dei giornali, del contribuente, dei governi) debbano convertirsi, armi e bagagli, all’<strong>idolatria della professionalizzazione</strong>. E che le scienze umane, le più inutili e improduttive, siano chiamate a contribuire, per quanto possono, alla rincorsa alla crescita economica del Paese; non a caso, nel progetto di Confindustria, il sapere umanistico si identifica <em>tout court</em> con i beni culturali. Anche a costo di abdicare alla propria identità più profonda: quella connaturata a una lunga tradizione di pensiero critico e astratto.</p>
<p>Le insidie sono, poi, dietro l’angolo quando si inseriscono tra i punti qualificanti del programma l’incremento della <strong>cultura del merito</strong> (che <em>«deve attraversare tutte le fasi educative, formando i nuovi cittadini all’accettazione di precise regole per la valutazione dei ricercatori e dei loro progetti di studio»</em>) e <em>la «forte apertura all’intervento dei privati nella gestione del patrimonio pubblico»</em>, anche con provvedimenti legislativi a sostegno dell’intervento privato attraverso un sistema di sgravi fiscali.</p>
<p>Sulla cultura del merito occorre intendersi: in assenza di criteri scientificamente attendibili e condivisi di valutazione dei ricercatori e dei loro progetti di studio, il merito è niente più che una scatola vuota o la foglia di fico del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/flabini/" target="_blank">darwinismo sociale</a>. Siamo proprio sicuri che la soluzione sia il <strong>mercato</strong>? Il privato che investe i propri capitali sarà davvero interessato al merito scientifico di un progetto? O non si preoccuperà piuttosto dei tassi di rendimento? E quanto questa preoccupazione inciderà sul piano più propriamente scientifico?</p>
<p>Sarebbe davvero bello assistere in Italia allo spettacolo inedito di una corsa alle donazioni private per il patrimonio pubblico; ma sta di fatto che da noi le imprese non hanno quasi mai manifestato l’intenzione di investire in questo ambito, quanto semmai il desiderio di <strong>privatizzare gli utili e socializzare le perdite</strong>.</p>
<p>Di tutto questo varrebbe la pena parlare, senza fare finta che esista un campo unitario e ‘neutro’ della cultura. Non è, insomma, una questione di essere dentro o fuori il sistema produttivo del Paese, non lo è nell’università come non lo è nell’ambito vasto della formazione e della cultura. Il problema è come si sta, dentro o fuori il mercato, <strong>a quale prezzo e con quali risultati</strong>.</p>
<p><em>di Tiziana Drago </em>il manifesto 2012.02.29 &#8211; 10 CULTURA</p>
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<div>«IL PETROLIO D&#8217;ITALIA»</div>
<div>Una costituente non convincente</div>
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<div>APERTURA &#8211; Michele Dantini *</p>
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<div>Di cosa parliamo quando parliamo di «valorizzazione»? Una analisi critica del «Manifesto» in cinque punti proposto nei giorni scorsi dal «Sole 24 ore» per «una costituente che riattivi il circolo virtuoso tra conoscenza, ricerca, arte, tutela e occupazione»</div>
<p>Il tema «ricerca, <strong>cultura</strong> e Humanities» diviene scottante, tanto da giungere in prima serata tv e meritare la pubblicazione, in prima pagina sul supplemento domenicale del «Sole 24 ore», di un Manifesto in cinque punti «per una <strong>costituente</strong> che riattivi il circolo virtuoso tra conoscenza, ricerca, arte, tutela e occupazione». A distanza di circa dieci giorni dalla sua pubblicazione, il Manifesto del Sole 24 ore, a firma di Roberto Napoletano e Armando Torno, ha incontrato condivisione ufficiale e destato non poche perplessità. Tre ministri hanno firmato una lettera a Napoletano per appoggiare la campagna pro-<strong>cultura</strong> lanciata dal quotidiano confindustriale. A fronte di numerose adesioni e posizioni patriottiche, un&#8217;analisi politico-<strong>cultura</strong>le del Manifesto è sinora mancata. Ci apprestiamo a produrla adesso, con il proposito di portare chiarezza e stabilire criteri che possano rendersi utili a un&#8217;opinione pubblica qualificata e indipendente. Si prevede di riservare altro alle discipline storiche e sociali che non sia un ruolo ancillare? Introduciamo, anticipando conclusioni.<br />
<strong>«Big Society»: musei e restauri<br />
</strong>Napoletano e Torno insistono sul principio della «complementarietà» o sussidiarietà, su cui molto ha scritto l&#8217;ex ministro del lavoro Maurizio Sacconi e che in parte richiama le retoriche conservatrici britanniche della «Big Society». Lo stesso principio è stato più volte richiamato dall&#8217;attuale ministro per i Beni <strong>cultura</strong>li, Ornaghi, e appare sinora il criterio prioritario, se non esclusivo, dell&#8217;azione politico-<strong>cultura</strong>le di quest&#8217;ultimo. Il Manifesto appare collocarsi politicamente, malgrado confuse enunciazioni e interminabili liste di desiderata, nel solco delle politiche educative (in larga parte neoclericali) che hanno sorretto i recenti processi di riforma universitaria, e che dialogano oggi con istanze tecno-economicistiche supportate (anche) dai partiti del centrosinistra.<br />
L&#8217;insistenza sulla correlazione tra «<strong>cultura</strong>», «valori» e «territori» espunge «emancipazione» o «autodeterminazione individuale» dai compiti di un progetto formativo: lo Stato in quanto agenzia educativa viene meno mentre ci si adopera per consolidare vincoli di appartenenza e longevità di tradizioni <strong>cultura</strong>li collettive. La prospettiva, che potremmo anche definire neo-guelfa, ha fallacie formidabili.<br />
Quali politiche di inclusione, e quale percezione cosmopolite di società complesse possiamo attingere da punti di vista tanto localistici? Che ne è del binomio «bohéme + tecnologia» caro ai teorici della «innovazione»? È mai possibile che in nessun nodo dell&#8217;articolazione statuale vi siano poi codici o culture dell&#8217;intransigenza? Vale la pena ricordare come sia per Ornaghi, allievo di Gianfranco Miglio, quanto per Sacconi esiste un primato sociale e <strong>cultura</strong>le regionale di Lombardia e Veneto. Cosa accadrebbe se lo Stato ritraesse i propri corpi tecnici, pedagogici e amministrativi (come le Soprintendenze) da regioni in cui esiste un controllo criminale del territorio? Se le università o le magistrature locali divenissero confraternite, sul modello delle misericordie, nella progressiva riduzione di validità di un ordinamento giuridico centrale? Quali sono i comportamenti ecclesiastici in materia di patrimonio storico-artistico e archeologico? E quali «sussidiarietà» vigono oggi a Roma o a Venezia: quelle di liberi cittadini uniti in communities o quelle corporate di multinazionali che adottano monumenti per trarne vantaggio pubblicitario e trasformare il territorio in parco a tema?<br />
Non importa quanto aulici siano i propositi né quanta appassionata mobilitazione civile abbiano potuto produrre: se considerato in concreto, ad esempio sul piano della conservazione o «valorizzazione» del patrimonio artistico e archeologico il Manifesto del Sole 24 ore si schiera con imbarazzante superficialità a fianco di politiche neoliberiste di «valorizzazione» del patrimonio storico-artistico e archeologico che riducono di fatto quest&#8217;ultimo a merce, dequalificando le competenze specifiche, distaccando ricerca e conservazione, memoria e innovazione.<br />
<strong>La Repubblica e la <strong>cultura</strong><br />
</strong>Si pecca di genericità quanto a indicazioni politiche, storiografiche, istituzionali. Esemplifichiamo. La metafora delle «macerie» o della catastrofe ricorre e sorregge argomentazioni cruciali. Ci si attenderebbero indicazioni trasparenti, chiare e documentate sulle responsabilità pubbliche: chi ha ridotto il paese in «macerie» comparabili a quelle del dopoguerra? Detto in altre parole: chi ha portato avanti la politica dei «tagli lineari», ammantando di considerazioni contabili un disegno di egemonia se non di epurazione sociale e <strong>cultura</strong>le? Perché oggi sappiamo con certezza che precedenti governi, mentre tagliavano esigui assegni di disoccupazione agli attori e agli scenografi o bloccavano carriera e retribuzione dei ricercatori all&#8217;inizio della carriera, risultavano assai meno attivi sul fronte del contrasto all&#8217;evasione, alla corruzione o alla dilapidazione di risorse pubbliche via consulenze. «Chi pensa alla crescita senza ricerca, senza <strong>cultura</strong>, senza innovazione, ipotizza per loro (i giovani) un futuro da consumatori disoccupati, e inasprisce uno scontro generazionale senza vie d&#8217;uscita». Chi lo pensa? Giulio Tremonti? O magari Mariastella Gelmini? Roberto Calderoli? Vorremmo saperlo. Si agisca sul piano giornalistico il principio di responsabilità così nobilmente enunciato: si diano indicazioni nominative e circostanziate agli elettori.<br />
Sul piano storiografico il testo di Napoletano e Torno manca di accuratezza e cognizione. Non si potrebbe pensare a niente di più sciatto della ricostruzione postbellica proposta. Sul supplemento <strong>cultura</strong>le del «Sole 24 ore» scrivono eccellenti storici: si poteva chiedere loro consulenza, e attestare così de facto il rispetto per la competenza in Humanities.<br />
«Anche la crisi del nostro dopoguerra», leggiamo, «a ben vedere fu affrontata investendo in <strong>cultura</strong>». In realtà la sensibilità della Repubblica per il tema «conoscenza» è stata storicamente deficitaria: lo raccontano intellettuali, accademici, uomini delle istituzioni come Argan, Bianchi Bandinelli, Brandi e innumerevoli altri, e lo attestano tra l&#8217;altro memorabili discorsi di De Gasperi, pure citato, in cui la ricerca è opposta come lusso proprio alla povertà della nazione. Come valutare poi l&#8217;affermazione per cui «le nostre città, durante quella stagione, sono state protagoniste della crescita, hanno costruito &#8216;cittadini&#8217;»?<br />
Si è inteso richiamare, con il passaggio citato, l&#8217;abusato topos della mutualità come tratto distintivo della società (se non dell&#8217;impresa) italiana? È un topos caro agli ideologi di CL. Ma le obiezioni che si possono portare sono sfortunatamente formidabili: perché caratteri italiani sono pure illegalità diffusa e priva di sanzione sociale, trascuratezza del diritto e del merito individuale, omertà in ambiti sociali e professionali disparati e nelle regioni più diverse. Per quanto possiamo mobilitarci in suo soccorso, siamo costretti a concludere che la frase citata non ha alcun senso: colpisce trovarla in un testo sentenziosamente intitolato Niente <strong>cultura</strong>, niente sviluppo di cui sono autori il direttore del quotidiano di Confindustria e l&#8217;ex responsabile delle pagine <strong>cultura</strong>li del «Sole 24 ore», attuale editorialista del «Corriere della Sera». Sono questi i campioni della ricerca, i custodi dell&#8217;alta <strong>cultura</strong>, dell&#8217;indagine critica e dell&#8217;argomentazione impeccabile? Perché si occupano di noi?<br />
<strong>Quali progetti per le Humanities?<br />
</strong>L&#8217;affrettata sommarietà induce a cercare il senso del testo tra le righe. Qual è il messaggio? Di che cosa si parla veramente quando si dice che «occorre una vera rivoluzione copernicana nel rapporto tra sviluppo e <strong>cultura</strong>»? Malgrado l&#8217;enfasi compassionevole, a noi pare che il ruolo riservato alle discipline storiche e sociali sia minoritario, o per essere più precisi propedeutico; e che la loro irrilevanza sia per così dire agita dagli estensori, tanto inosservanti di requisiti di rigore e limpidezza argomentativi. Allora chiediamo: la «<strong>costituente</strong> per la <strong>cultura</strong>» ha posto il problema del professionismo umanistico? Se sì, in qual modo e con quali prospettive? «La <strong>cultura</strong> e la ricerca innescano l&#8217;innovazione, e dunque creano occupazione, producono progresso e sviluppo».<br />
Bene. Ma quale <strong>cultura</strong>? Tecnica, umanistica, d&#8217;impresa, sociale? È possibile essere meno generici? O magari più avvertiti del fatto che si lancia un appello dal giornale di Confindustria, organizzazione il cui responsabile educazione, Claudio Gentili, afferma che gli studenti dei corsi di laurea in studi umanistici acquisiscono «deboli capacità cosiddette decisionali (incertezza di fronte a un menù di scelte) e deboli capacità cosiddette diagnostiche (per esempio nella ricerca di informazioni online)»?<br />
E ancora: le retoriche del «petrolio d&#8217;Italia» sono o no alle nostre spalle? Perché nella meritoria attenzione al patrimonio esibita da Napoletano e Torno non è chiaro quali politiche di «valorizzazione» si invochino. «Valorizzazione» come finanziamento dei centri di ricerca; processi qualificati, regolari e trasparenti di reclutamento/selezione; e incentivi retributivi, decisionali e di carriera a ricercatori di talento a prescindere da età, status accademico, famiglia di appartenenza; o mero commercio dell&#8217;aura storico-artistica e archeologica in chiave neocoloniale e neofolklorica? In breve: dovremo formare archeologi magnogreci o camerieri? Tassisti o storici dell&#8217;arte trecentesca?<br />
Il tono alato del Manifesto si infortuna rovinosamente in prossimità di analisi e risposte specifiche, e non in un&#8217;unica occasione: potremmo perfino dire che insipienza e strumentalità si accompagnano stabilmente. «La dicotomia tra <strong>cultura</strong> umanistica e scientifica si è rivelata infondata», leggiamo. «Studi cognitivi dimostrano che i ragazzi impegnati in attività creative e artistiche sono anche i più dotati in ambito scientifico». Il riconoscimento è lodevole, anche se l&#8217;argomento può apparire puerile, condiscendente o fiabesco. Quali conseguenze scegliamo di trarne sul piano del finanziamento degli indirizzi di ricerca? Finanziamo corsi di laurea e dottorati in analisi testuale, restauro dell&#8217;arte contemporanea e iconografia o simpaticamente creiamo un&#8217;ora di ricreazione aggiuntiva in Humanities (come qualcuno già suggerisce) nei dipartimenti di economia aziendale e ingegneria? «È importante che l&#8217;azione pubblica contribuisca a radicare a tutti i livelli educativi, dalle elementari all&#8217;università, lo studio dell&#8217;arte e della storia per rendere i giovani i custodi del nostro patrimonio, e per poter fare in modo che essi ne traggano alimento per la creatività del futuro. Per studio dell&#8217;arte si intende l&#8217;acquisizione di pratiche creative e non solo lo studio della storia dell&#8217;arte».<br />
Ammettiamolo: il passaggio è straordinariamente ambiguo. Lo «studio dell&#8217;arte» include, agli occhi dei promotori della «<strong>costituente</strong>», l&#8217;apprendimento di tecniche digitali di manipolazione di immagine, sessioni di skating e laboratori di make up? Piero della Francesca, Nike e L&#8217;Oreal? Tutto può contribuire all&#8217;«acquisizione di pratiche creative»: persino la stesura di Manifesti.<br />
<strong>Un Foro per l&#8217;iPod?<br />
</strong>Il testo diviene solenne quando si propone di interloquire con i decisori. «Strategia e scelte operative», si afferma, «devono essere condivise dai ministri dei (sic) Beni <strong>Cultura</strong>li, dello Sviluppo, del Welfare, della Istruzione e ricerca, degli Esteri e dal Presidente del Consiglio. Inoltre il ministero dei (sic) Beni <strong>Cultura</strong>li e del paesaggio dovrebbe agire in stretta coordinazione con il ministero dell&#8217;Ambiente e del Turismo». Comprendere chi decide cosa parrebbe non irrilevante: l&#8217;ordinamento gerarchico non è un dettaglio. Il Manifesto tuttavia in merito tace. La correlazione tra il Ministero delle Belle Arti e quello dell&#8217;Ambiente e Turismo desta particolare timore: la prospettiva «copernicano-rivoluzionaria» del Manifesto rimane dunque quella di Mario Resca, Direttore generale per la valorizzazione del patrimonio <strong>cultura</strong>le? E quale è il compito del Ministro della pubblica istruzione, oggi con delega all&#8217;Innovazione? Istituire centri di ricerca o decidere che un insegnante è più costoso di un tablet? Nel novembre 2008 Resca offrì un suggerimento che siamo certi il ministro competente non tarderà a onorare. «Le rovine romane, da Ercolano a Pompei al Foro Romano, rappresenterebbero uno scenario spettacolare per lanciare prodotti», confidò Resca all&#8217;allibito intervistatore britannico di The Daily Telegraph. «Non vogliamo &#8216;mcdonaldizzare&#8217; la <strong>cultura</strong> italiana», rassicurò, «ma desideriamo che le multinazionali scelgano l&#8217;Italia per lanciare prodotti come l&#8217;iPod».</p>
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<p>Il Giornale</p>
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<p>di <a href="http://www.ilgiornale.it/autore/filippo_cavazzoni_-_luca_nannipieri/id=6333" rel="author">Filippo Cavazzoni &#8211; Luca Nannipieri</a> &#8211; 23 febbraio 2012, 09:13</p>
<h1>La cultura dello sviluppo? A Confindustria non piace</h1>
<h2>L’appello del giornale degli industriali per rifondare conoscenza e tutela del patrimonio è quasi in antitesi col principio della libera impresa</h2>
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<p>Oggi il Sole 24 Ore presenta ufficialmente il suo manifesto Per una costituente della cultura: cinque punti attraverso i quali viene esposto un percorso di riforma del mondo della cultura, aperto a discussioni e proposte.</p>
<div>Il documento, così come è apparso qualche giorno fa sulla prima pagina della Domenica, si apre ingenerando un po’ di confusione nel lettore. Si scrive infatti che lo sviluppo di cultura e ricerca scientifica, la tutela di paesaggio e patrimonio artistico sono realtà tra loro legate: «perché ciò sia chiaro, il discorso deve farsi strettamente economico». Poco sotto però il documento cambia opinione, specificando che con il termine «sviluppo» non si intende «una nozione meramente economicistica». Il manifesto ci dice poi che sviluppo e Pil non vanno a braccetto e che dobbiamo «ripensare radicalmente il nostro modello di sviluppo». Stupisce che tali affermazioni giungano dal quotidiano degli industriali. Il Pil sarà uno strumento impreciso, ma rimane pur sempre il più affidabile per misurare il benessere di una Nazione. E se un paese non cresce, non ci saranno nemmeno più risorse per la cultura. Il Pil ha poi il grande pregio di essere oggettivamente misurabile. In questo modo rappresenta uno strumento di controllo su chi governa, a differenza di altri indicatori più sfuggenti e facilmente manipolabili.</div>
<p>È inoltre azzardato, come invece fa il manifesto, evidenziare la «crisi dei mercati» o la «dura lezione» impartita dalla «speculazione finanziaria», senza dire che oggi ad essere in crisi sono le finanze pubbliche degli Stati stessi, sull’orlo della bancarotta. Ma affermare quest’ultima ovvietà non avrebbe permesso al documento di avanzare l’unica proposta di indirizzo presente nel testo: chiamare lo Stato ad elaborare una «strategia di lungo periodo», un’azione congiunta tra i ministeri a sostegno della cultura e un’opera pubblica pedagogica nelle scuole «a tutti i livelli educativi».<br />
Nel documento lo Stato riveste ancora una funzione centrale, senza che vengano prospettate credibili soluzioni alternative. A riprova di ciò, nell’ultimo punto del manifesto che affronta il tema del coinvolgimento dei privati, a parte il solito accenno agli sgravi fiscali (giustissimi, ma non sono un elemento di novità), si sceglie un approccio che privilegia l’intervento pubblico. Si afferma infatti che più alto è l’intervento dello Stato, più i privati partecipano alla gestione della cosa pubblica. In realtà, vari studi sostengono anche la tesi opposta: che il denaro pubblico allontana quello privato. In un paese come il nostro, poi, in cui la politica entra con prepotenza nella vita delle istituzioni culturali, spesso i privati preferiscono dirottare i propri soldi verso le istituzioni più politicizzate, che consentono una maggiore visibilità e una maggiore contiguità con i centri di potere. Un esempio è rappresentato dalle fondazioni lirico-sinfoniche, dove, non a caso, il presidente è anche il sindaco della città in cui risiede la fondazione.<br />
Finanziare con denaro pubblico alcune istituzioni culturali significa inoltre creare delle «disparità di trattamento»: chi riceve tale «aiuto» avrà vita più facile nel contrastare la concorrenza di altre istituzioni culturali che non hanno avuto la stessa «fortuna». In questo modo, auspicando un ruolo «forte» per lo Stato, si comprimono gli spazi per i soggetti privati e si lascia irrisolto il problema principale: come scardinare la rigidità che governa il settore della cultura? Come dare nuove opportunità all’imprenditorialità, alla creatività e all’emersione di nuovi attori privati? Il contesto in cui si genera e si «consuma» cultura sta alla base della vivacità o della staticità di tale settore. Pertanto la cornice normativa e istituzionale riveste il primo e più complesso dei problemi.</p>
<p>Se, come abbiamo detto, ricchezza e prosperità portano benefici anche al mondo della cultura, la stessa cultura può partecipare allo sviluppo economico di un paese. Fino ad oggi abbiamo dato troppa importanza alle esigenze di tutela e conservazione, alla cristallizzazione del patrimonio, sacrificando con questa scelta il dinamismo e l’insorgenza di fenomeni virtuosi e innovativi. Si pensi agli ostacoli frapposti alla libertà economica, che rappresentano un freno per la crescita delle nostre industrie culturali e creative. Solo attraverso un ambiente più libero e meno ostacolato da politiche dirigiste è possibile cominciare ad avvicinarsi alla meta.</p>
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		<title>MANIFESTO PER LA CULTURA</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 14:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lala</dc:creator>
				<category><![CDATA[info generali]]></category>
		<category><![CDATA[Il Sole 24 ore]]></category>
		<category><![CDATA[manifesto cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto Cultura; Costituente Cultura; Il Sole 24 Ore]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo qui di seguito il &#8220;Manifesto per la cultura&#8221; pubblicato il 18 febbraio sul supplemento domenicale de &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221;, e presentato il 23 Febbraio presso la sede de &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221;, con lòa presenza di esponenti del governo, della politica e della cultura. &#160; Pubblicheremo non appena possibile i commenti della stampa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.torino2019.eu/blog/manifesto-per-la-cultura/saraievo/" rel="attachment wp-att-670"><img class="aligncenter size-medium wp-image-670" src="http://www.torino2019.eu/wp-content/uploads/2012/03/saraievo-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
<p>Riportiamo qui di seguito il &#8220;Manifesto per la cultura&#8221; pubblicato il 18 febbraio sul supplemento domenicale de &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221;, e presentato il 23 Febbraio presso la sede de &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221;, con lòa presenza di esponenti del governo, della politica e della cultura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pubblicheremo non appena possibile i commenti della stampa italiana e i nostri</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Occorre una vera rivoluzione copernicana nel rapporto tra sviluppo e cultura. Da &#8220;giacimenti di un passato glorioso&#8221;, ora considerati ingombranti beni improduttivi da mantenere, i beni culturali e l&#8217;intera sfera della conoscenza devono tornare a essere determinanti per il consolidamento di una sfera pubblica democratica, per la crescita reale e per la rinascita dell&#8217;occupazione.</em></p>
<p><em><strong>Una costituente per la cultura</strong></em><br />
<em> Cultura e ricerca sono due capisaldi della nostra Carta fondamentale. Le riflessioni programmantiche che proponiamo qui cercano di mettere a punto alcuni elementi «Per una costituente della cultura». L&#8217;articolo 9 della Costituzione «promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Sono temi saldamente intrecciati tra loro.</em></p>
<div></div>
<p><em>Perché ciò sia chiaro, il discorso deve farsi strettamente economico. Niente cultura, niente sviluppo. Dove per &#8220;cultura&#8221; deve intendersi una concezione allargata che implichi educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza. E per &#8220;sviluppo&#8221; non una nozione meramente economicistica, incentrata sull&#8217;aumento del Pil, che si è rivelato un indicatore alquanto imperfetto del benessere collettivo e ha indotto, per fare solo un esempio, la commissione mista Cnel-Istat a includere cultura e tutela del paesaggio e dell&#8217;ambiente tra i parametri da considerare.</em><br />
<em> La crisi dei mercati e la recessione in corso, se da un lato ci impartiscono una dura lezione sul rapporto tra speculazione finanziaria ed economia reale, dall&#8217;altro devono indurci a ripensare radicalmente il nostro modello di sviluppo.</em></p>
<p><em><strong>Strategie di lungo periodo</strong></em><br />
<em> Se vogliamo davvero ritornare a crescere, se vogliamo ricominciare a costruire un&#8217;idea di cultura sopra le macerie che somigliano assai da vicino a quelle da cui è iniziato il risveglio dell&#8217;Italia nel secondo dopoguerra, dobbiamo pensare a un&#8217;ottica di medio-lungo periodo in cui lo sviluppo passi obbligatoriamente per la valorizzazione dei saperi, delle culture, puntando in questo modo sulla capacità di guidare il cambiamento.</em></p>
<p><em>La cultura e la ricerca innescano l&#8217;innovazione, e dunque creano occupazione, producono progresso e sviluppo. La cultura, in una parola, deve tornare al centro dell&#8217;azione di governo. Dell&#8217;intero Governo, e non di un solo ministero che di solito ne è la Cenerentola. È una condizione per il futuro dei giovani. Chi pensa alla crescita senza ricerca, senza cultura, senza innovazione, ipotizza per loro un futuro da consumatori disoccupati, e inasprisce uno scontro generazionale senza vie d&#8217;uscita.</em><br />
<em> Anche la crisi del nostro dopoguerra, a ben vedere, fu affrontata investendo in cultura. Le nostre città, durante quella stagione, sono state protagoniste della crescita, hanno costruito &#8220;cittadini&#8221;, e il valore sociale condiviso che ne è derivato ha creato una nuova cultura economica.</em></p>
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		<title>MONTI NON FIRMA CANDIDATURA OLIMPIADI</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 13:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lala</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; Niente Olimpiadi a Roma nel 2020. «Monti ci ha detto no» ha detto con atteggiamento estremamente deluso il sindaco Gianni Alemanno, lasciando Palazzo Chigi dopo aver incontrato il premier per parlare della candidatura della capitale ai giochi del 2020. Le reazioni politiche. Il no di Monti alle Olimpiadi di Roma divide la maggioranza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.torino2019.eu/blog/monti-non-firma-candidatura-olimpiadi/mario-monti4/" rel="attachment wp-att-684"><img class="aligncenter size-medium wp-image-684" src="http://www.torino2019.eu/wp-content/uploads/2012/03/mario-monti4-400x240.jpg" alt="" width="400" height="240" /></a></p>
<p>ROMA &#8211; Niente Olimpiadi a Roma nel 2020. «Monti ci ha detto no» ha detto con atteggiamento estremamente deluso il sindaco Gianni Alemanno, lasciando Palazzo Chigi dopo aver incontrato il premier per parlare della candidatura della capitale ai giochi del 2020.</p>
<p><strong>Le reazioni politiche.</strong> Il no di Monti alle Olimpiadi di Roma divide la maggioranza e, per una volta, fa segnare il plauso della Lega ad una decisione del governo dei tecnici. Un apprezzamento scandito nei modi e con le perifrasi tipiche del Carroccio che si rallegra per il no al «magna-magna» romano e all&#8217;Olimpiade degli &#8220;sprechi&#8221;. La difficile presa di posizione del governo spacca invece la maggioranza, con il Pdl molto irritato e compatto a fianco del sindaco Alemanno, mentre Pd e Terzo Polo si schierano a difesa della responsabilità e della serietà della decisione assunta dal premier.</p>
<p><strong>Monti: le Olimpiadi potrebbero mettere a rischio i soldi dei contribuenti.</strong> «Non ci sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare in misura imprevedibile sull&#8217;Italia nei prossimi anni» ha spiegato il premier, sottolineando che in una situazione di difficoltà per il Paese il governo non pensa «sarebbe coerente impegnare l&#8217;Italia» in una operazione che «potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti».</p>
<p><strong>«Irresponsabile dire sì».</strong> «Le turbolenze finanziarie, quello che accade in Grecia, non consentono di prescindere da questa situazione, se vogliamo che non vengano messi a rischio i benefici conseguiti con i sacrifici richiesti ai cittadini &#8211; ha detto Monti &#8211; Il governo non ritiene che sarebbe responsabile, nelle attuali condizioni dell&#8217;Italia, assumere questo impegno di garanzia dei costi delle OlimpiadiTante volte in passato sono state prese, da governi di ogni segno, decisioni senza avere troppo riguardo per le conseguenze finanziarie. Noi non vogliamo che chi governerà l&#8217;Italia nei prossimi anni si trovi in una situazione di difficoltà. Non vogliamo che il Paese, anche per una percezione che potrebbe essere giudicata non prudente ove si assumesse un impegno di questo tipo, non vogliamo che la percezione che faticosamente stiamo cercando di dare dell&#8217;Italia negli ambienti internazionali, nell&#8217;Unione europea e nei mercati possa essere compromessa da improvvisi dubbi, magari alimentati dai concorrenti dell&#8217;Italia. Questo non significa affatto che l&#8217;Italia debba rinunciare ad avere mete ambiziose. L&#8217;Italia può e deve avere mete ambiziose e il nostro governo non è concentrato solo sul risanamento finanziario è concentrato anche sulla crescita. Ma in questo momento non pensiamo che sarebbe coerente impegnare l&#8217;Italia in questa cosa che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti. Tanto più che siamo, com&#8217;è noto a tutti, sottoposti nei prossimi anni ad un piano molto esigente di rientro nel rapporto debito-Pil, piano che non è stato scelto da questo governo, ma dal precedente che lo ha accettato in sede europea».</p>
<p><strong>«Il no non è dovuto a pessimismo». </strong>«Il no alle Olimpiadi a Roma nel 2020 non è assolutamente dovuto a pessimismo sul futuro &#8211; ha ribadito Monti in serata a Sky Tg24 &#8211; ma non era possibile assumere degli impegni che di fatto sono garanzie in bianco da parte del governo».</p>
<p><strong>«Gli italiani sono sportivi, ma non avrebbero capito». </strong>«Gli italiani sono sportivi ma non avrebbero capito una garanzia in bianco del governo al progetto per le Olimpiadi di Roma &#8211; ha detto Monti &#8211; In un momento in cui l&#8217;economia italiana sta riscattandosi, sta uscendo dall&#8217;emergenza, una garanzia in bianco non sarebbe stata capita dagli italiani cui è stato chiesto di fare sacrifici».</p>
<p><strong>La delusione del comitato organizzatore. </strong>Stamani Monti ha incontrato i vertici del comitato organizzatore dei Giochi al termine del Consiglio dei ministri. All&#8217;incontro, oltre al sindaco, c&#8217;erano Gianni Letta e Mario Pescante, presidente e presidente onorario del comitato organizzatore, oltre al numero uno del Coni, Gianni Petrucci. Domani era il termine ultimo per formalizzare la candidatura di Roma ai Giochi.<strong> </strong>Petrucci ha espresso tutta la sua amarezza per il no del governo. «È una grandissima occasione persa, ma non possiamo far altro che accettare la decisione del governo: c&#8217;è tanta amarezza» ha aggiunto.</p>
<p><strong>Petrucci: avrei voluto più rispetto.</strong> «Resta il sogno olimpico che è svanito: accetto la decisione, ma avrei voluto un maggiore rispetto perché dirci no l&#8217;ultimo giorno non è stato bello». Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, non nasconde tutta l&#8217;amarezza per il no del premier Monti alla candidatura di Roma 2020. «Avevamo fatto un tema perfetto &#8211; ha aggiunto Petrucci &#8211; arrivare cosi all&#8217;ultimo giorno mi ha fatto rimanere male e l&#8217;ho detto al premier».</p>
<p><strong>Caro Monti, lei farà la figura del vincitore. </strong>«Lei domani uscirà suo giornali da vincitore, noi no»: questa è la scommessa che Petrucci ha lanciato a Monti al termine dell&#8217;incontro.</p>
<p><strong>Monti: capisco Petrucci, noi abbiamo provato. </strong>«Apprezzo nelle parole di Petrucci la compostezza pur in un momento di comprensibile delusione &#8211; ha risposto Monti a Skytg24 &#8211; Petrucci ha ragione: anche io avrei voluto una risposta non all&#8217;ultima ora, ma se è stato così è perché ci abbiamo messo tutto l&#8217;entusiasmo: saremmo stati lieti di arrivare a dare l&#8217;appoggio finanziario, non ci siamo riusciti ma ci abbiamo provato fino al&#8217;ultimo».</p>
<p><strong>Alemanno: rinunciare a candidatura vincente significa non scommettere sul futuro. </strong>«Il premier ha dato motivazioni molto chiare, ma non condivisibili &#8211; ha detto Alemanno &#8211; Il presidente Monti, incontrando i vertici del Comitato promotore, ha espresso un grande apprezzamento per il nostro progetto, ma nel contempo una forte preoccupazione per il rischio di esporre l&#8217;Italia sul versante finanziario. Io rispetto queste considerazioni ma non le condivido. Rinunciare ad una candidatura vincente, sostenuta da un progetto di ottimo livello tecnico e di grande sobrietà economica, significa non scommettere sul futuro dell&#8217;Italia».</p>
<p><strong>«Non mi dimetto».</strong> «Assolutamente no, non mi dimetto, mi dispiace deludere gli oppositori», ha commentato Alemmano rispondendo a una domanda sulle voci di possibili dimissioni.</p>
<p><strong>Annullata la conferenza stampa.</strong> Il portavoce del sindaco ha poi fatto sapere che «in seguito alle notizie ricevute dal presidente del Consiglio il sindaco Gianni Alemanno ha annullato la conferenza stampa in programma per le 18 di oggi in Campidoglio».</p>
<p><strong>Fini e Schifani: dispiaciuti, ma il momento è difficile. </strong>«Come italiano sono dispiaciuto. Ma è del tutto evidente che la decisione è esclusivamente di carattere finanziario» dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e anche il collega del Senato, Renato Schifani, ammette: «Mi dispiace, ma in un momento difficile, tutti siamo chiamati a scelte difficili, anche se dolorose».</p>
<p><strong>Casini: Monti ha scelto la strada della serietà. </strong>«A tutti gli italiani sarebbe piaciuto avere le Olimpiadi a Roma &#8211; dice il leader dell&#8217;Udc, Pier Ferdinando Casini &#8211; Noi abbiamo avuto sollecitazioni da decine di dirigenti del partito nel Lazio ma bisogna essere onesti: le motivazioni di Monti sono tutt&#8217;altro che peregrine e dimostrano una grande serietà. Monti poteva dire un sì facile o un no difficile: ha scelto la strada della serietà».</p>
<p><strong>Bersani: segno di responsabilità.</strong> «Il governo ha preso una decisione meditata. Una scelta da leggere come segno di responsabilità e non di sfiducia»: è il commento su Twitter del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.</p>
<p><strong>Il Pd: Alemanno sindaco dei fallimenti.</strong> «Ormai è certo: Alemanno sarà ricordato come il sindaco dei fallimenti &#8211; dichiara in una nota il consigliere regionale del Pd, Enzo Foschi -. E’ chiaro, infatti, che sul no del Governo alla candidatura di Roma ai Giochi Olimpici e Paralimpici del 2020 pesino moltissimo l’incapacità e i ripetuti fallimenti collezionati in neanche quattro anni dal peggior sindaco che Roma abbia mai avuto».</p>
<p><strong>Ok a Monti dalla Lega.</strong> L&#8217;ok a Monti dalla Lega arriva invece direttamente da Umberto Bossi che non si lascia sfuggire la sua stoccata: «A Roma fanno solo casino» dice, e poi ironizza sulla recente neve caduta sulla Capitale: «Ad Alemanno Monti doveva dargli le olimpiadi invernali». «Sarebbe stata come l&#8217;ultima fatale overdose per un tossicodipendente &#8211; dice Roberto Calderoli &#8211; Sono stupito dal masochismo che ogni giorno dimostra il Pdl».</p>
<p><strong>Insorge il Pdl.</strong> Protesta in coro tutto l&#8217;ex governo Berlusconi. «È un&#8217;occasione sprecata &#8211; sostiene il segretario del Pdl, Angelino Alfano &#8211; Non può passare l&#8217;idea che l&#8217;Italia sia un Paese senza fiducia e senza speranza nel futuro».<br />
«Non si vive di solo pane e banche» attacca Ignazio La Russa; «E&#8217; un danno in termini di credibilità» si lamenta Giorgia Meloni, mentre Altero Matteoli si augura che il Pdl «si faccia sentire con Monti per dire che non accettiamo questa sua decisione». Renato Brunetta, infine, sostiene che «è un grave errore. Il primo grande errore di Mario Monti premier».</p>
<p><strong>Cicchitto: grave errore, Olimpiadi fattore di sviluppo. </strong>«Reputo che la rinuncia a sostenere la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020 sia un grave errore &#8211; dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera &#8211; Sappiamo benissimo che le Olimpiadi a seconda di come sono impostate e poi gestite possono essere un fattore di sviluppo o invece di dissipazione di risorse. A nostro avviso esistevano tutte le condizioni perché si verificasse la prima di queste due ipotesi».</p>
<p><strong>Totti: il no di Monti mi rattrista. </strong>«Come sportivo, romano e italiano mi rattrista molto &#8211; dice Francesco Totti &#8211; Avere perso la speranza di potere concorrere all&#8217;assegnazione delle Olimpiadi 2020 a Roma mi rattrista molto. Peccato veramente».</p>
<p><strong>Monti freddo da tempo</strong>. Da tempo l’orientamento del premier era definito «fermamente negativo». Per una questione di soldi («non ce ne sono») e per ragioni di immagine: in un momento «in cui il Paese stringe la cinta, in cui si tagliano gli assegni perfino ai pensionati». Ma anche per valutazioni economiche: da Atene in poi non c’è stata una sola Olimpiade a chiudere in pareggio. A minare le certezze di Monti, negli ultimi giorni, era stato però il fortissimo pressing che si è scatenato su palazzo Chigi. Pressioni che il premier ha respinto.</p>
<p><strong>I dossier.</strong> Negli ultimi giorni Monti ha chiesto e ottenuto la documentazione degli uffici competenti. Dossier con cifre e stime del piano per Roma olimpica, più i bilanci dei comitati organizzatori di Pechino, Atene, Barcellona dove si sono svolti i Giochi dal 2000 in poi. Ma la lunga attesa ha fatto salire la tensione.</p>
<p><strong>Il braccio di ferro con Alemanno.</strong> La prova è arrivata da un bisticcio con il sindaco. Ieri in mattinata Alemanno aveva annunciato: «Domani verrò ricevuto da Monti». Alle otto di sera la doccia gelata di palazzo Chigi: «Non è previsto alcun incontro». Immediata e piccata la replica del Campidoglio. «L&#8217;importante non è l&#8217;incontro, ma la risposta. E comunque l’incontro ci sarà», ha aggiunto il sindaco dopo lo schiaffo di palazzo Chigi, facendo sapere che sarebbe stato Antonio Catricalà a concordare il vertice. Controreplica altrettanto velenosa della presidenza del Consiglio: «Il sottosegretario non fa la segretaria e non è lui a curare l’agenda del premier». Come dire: il sindaco non sa di cosa parla.</p>
<p><strong>Letta mette pace.</strong> Per mettere un po’ di pace è dovuto intervenire Letta. Il presidente onorario del Comitato promotore di Roma 2020 ha incrociato in serata Monti al Quirinale, in occasione del ricevimento offerto per la visita del presidente tedesco Wulff. E grazie alla mediazione di Catricalà, presente anche lui sul Colle, è stato deciso che Letta e Alemanno sarebbero stati ricevuti oggi a palazzo Chigi. Anche se non per ricevere una buona notizia come speravano.</p>
<p><strong>Il sostegno bipartisan alla candidatura.</strong> Il sostegno alla candiatura di Roma 2020 era stato forte e bipartisan, ma Monti non ha ceduto. Anche stamani, prima del no, il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, aveva detto: «Sin dal primo momento abbiamo sostenuto la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. Consideriamo questo appuntamento non come una spesa, bensì come un investimento per l&#8217;intero Paese, un&#8217;opportunità che può permettere all&#8217;Italia un forte rilancio di fronte al mondo intero. Quelle di Roma possono essere Olimpiadi attente ai costi, ma in grado di ridare nuova luce e nuovo smalto al nostro Paese. Mi auguro che il governo comprenda il valore di questa operazione e la sostenga fino in fondo».</p>
<p><strong>I dubbi della Camusso.</strong> La candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 destava invece perplessità nel segretario generale della Cgil Susanna Camusso. «I grandi eventi sono stati per molte grandi città una straordinaria occasione di rilancio &#8211; ha affermato &#8211; però mi farei la domanda se questa è la prima delle priorità o se invece, un paese che è stato progressivamente lasciato andare, non abbia bisogno di rifletterci e di valutare quante risorse sono a disposizione e dove collocarle».</p>
<p><strong>Di Pietro: chi paga? </strong>«Ci sono casi in cui le Olimpiadi hanno rilanciato la città, come Barcellona, altri casi, come Atene, in cui è stato un disastro», erano state le parole di Antonio Di Pietro a Tgcom24. «Chi paga queste Olimpiadi? È meglio farle che non farle &#8211; aveva aggiunto il leader Idv -, ma farle fare a persone pulite e con capitali privati. Bisogna fare attenzione, la prima cosa a cui bisogna pensare non è cosa fare di bello ma cosa bisogna evitare. Perché alla fine i soldi ce li rimette sempre lo Stato».</p>
<p><strong>I Verdi: costano troppo.</strong> «Le Olimpiadi costerebbero all&#8217;Italia 9,8 miliardi: una cifra spropositata che graverebbe in gran parte sulle spalle dei contribuenti italiani visto che 8,2 miliardi di euro sarebbero a carico dello Stato. Rinunciare alle Olimpiadi è un atto di saggezza e rispetto nei confronti degli italiani», aveva dichiarato il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. «Non si possono chiedere sacrifici agli italiani tagliando le pensioni, sanità, trasporto pubblico e poi spendere 8 miliardi di euro per le Olimpiadi con rischio connesso di speculazioni. In Italia ci sono altre priorità a cominciare dalla lotta al dissesto idrogeologico alla mobilità pubblica che ormai è al collasso». Una tesi che alla fine anche Monti ha sposato, dicendo alla fine no alle Olimpiadi a Roma.</p>
<pre><strong>Martedì 14 Febbraio</strong> 2012 - 08:38    Ultimo aggiornamento: Mercoledì 15 Febbraio - 09:15</pre>
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